lunedì 15 dicembre 2014

Come prima operazione dopo aver verificato il lievito madre,
pesare il quantitativo necessario al rinfresco, spezzettarlo, aggiungere l'acqua riscaldata a 26° e la farina, impastare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo.
Piegare più volte la pasta per chiuderla a palla sotto, fare due tagli a croce sulla sommità e mettere in un contenitore ben pulito ed asciutto coprendo con un torcione, pulito anch'esso.
Mettere a 28° per 3 ore, dopodiché riportare a temperatura ambiente per l'ora rimanente.



Secondo giorno h 15 - Rinfresco del LM
Farina forte 150 gr
Lievito madre (dal precedente rinfresco) 150 gr
Acqua (26°) 67 gr


Scartare la crosta superficiale secca e pesare la parte di lievito madre necessaria, spezzettarlo, aggiungere l'acqua riscaldata a 26° e la farina, impastare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo.
Piegare più volte la pasta per chiuderla a palla sotto, fare due tagli a croce sulla sommità e mettere in un contenitore ben pulito ed asciutto coprendo con un torcione, pulito anch'esso.
Mettere a 28° per 3 ore, dopodiché riportare a temperatura ambiente per l'ora rimanente.

A questo punto il lievito dovrebbe essere pronto e sufficientemente forte da far lievitare un impasto carico come quello del panettone, tagliandolo a metà l'interno sarà soffice un po'acido e con alveoli fitti, allungati e con qualche irregolarità.


Prima di procedere con l'impasto vero e proprio conviene pesare e preparare gli ingredienti necessari, per quanto riguarda i tuorli ad esempio conviene prepararne direttamente i 90 gr (più o meno 5 tuorli) necessari per la ricetta intera, metterne la metà nel primo impasto e conservare la seconda metà in frigo per il secondo impasto al giorno successivo che richiede appunto tuorli freddi di frigo. 

Conviene inoltre preparare anche la "massa aromatica" citata nel secondo impasto tritando gli ingredienti assieme in un cutter fino ad ottenere una pasta da conservare al fresco in una tazzina coperta con pellicola fino al giorno successivo. 

Farina forte 200 gr
Lievito madre (dal precedente rinfresco) 100 gr
Acqua (28°) 90 gr
Zucchero 55 gr
Tuorli (temperatura ambiente) 45 gr
Burro (a pomata) 55 gr

Scartare la crosta superficiale secca e pesare la parte di lievito madre necessaria, spezzettarlo ed aggiungere la farina, lo zucchero ed i tuorli, avviare immediatamente la macchina ed impastare per 10' ribaltando un paio di volte fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo senza provocare eccessivamente il glutine.
A questo punto incorporare un terzo alla volta il burro portato a consistenza pomatosa, sempre ribaltando l'impasto per avere un risultato omogeneo.

Una volta pronto, formare a palla chiusa sotto e porre in una ciotola imburrata lasciando riposare a 28° per 2-3 ore coperto .


 Mettere poi a temperatura ambiente fino a che sono trascose in totale 12 ore.

Al termine l'impasto non dovrà essere troppo cresciuto ma al massimo raddoppiato e "tondeggiante"


Terzo giorno h 7,00 - 2° impasto
Primo impasto maturato (545 gr circa)
Farina forte 100 gr
Zucchero 60 gr
Tuorli (freddi di frigo) 45 gr
Malto 3 gr
Sale 3 gr
Massa aromatica* (40 gr circa)
Acqua (15°) 45 gr
Burro (a pomata) 55 gr
Uvetta 125 gr 

Arancio candito a cubetti 45 gr
Cedro candito a cubetti 45 gr

*Massa aromatica:
Arancio candito 15 gr
Cedro candito 5 gr
Scorza grattugiata di limone 5gr
Miele 5 gr
Sciroppo di zucchero 10 gr

Sgonfiare il primo impasto e metterlo nella ciotola della planetaria con la farina, i tuorli (freddi), lo zucchero, il malto ed il sale.

Avviare immediatamente impastando per 7' circa dopodiché incorporare la massa aromatica impastando ancora per 12'.

Da questo punto aggiungere spruzzandola metà dell'acqua, ribaltando di tanto in tanto ed aumentando un po' la velocità per formare la maglia glutinica, l'impasto dovrà quindi cominciare a legarsi, staccarsi anche se ancora non perfettamente dalle pareti della ciotola e diventare lucido.

Aggiungere l'altra metà dell'acqua sempre spruzzando ed alternando con aggiunte di burro morbido.

Al termine incordare bene ribaltando più volte, l'impasto dovrà presentarsi lucido ben legato

misurare una temperatura all'incirca di 27

Aggiungere uvetta e canditi impastando giusto il tempo necessario a distribuirli uniformemente

pirlarlo ovvero arrotondarlo, mettere a riposare a 28° per 30', poi riprendere l'impasto, arrotondare di nuovo e lasciar riposare ancora 25'.

Arrotondare per l'ultima volta, mettere nel pirottino di carta (poggiato su una teglia per poterlo poi movimentare agevolmente)

porre a lievitare a 28°, possibilmente con umidità, finché l'impasto raggiunge quasi il bordo.

Sono necessarie almeno 6 ore e anche di più, nel mio caso ce l'ho tenuto 12 ed il punto di arrivo prima della cottura era questo.

Togliere dall'ambiente caldo e prima di cuocere mantenere per un'ora a temperatura ambiente.

Appena il forno è pronto con una lametta tagliare superficialmente a croce la sommità del panettone, metterci qualche pezzetto di burro e poi infornare.

Cuocere a 170°, per il panettone da chilo è necessaria un'ora intera, dopo una ventina di minuti ho coperto sopra con alluminio per schermare.

Al termine verificare la cottura con uno spiedino che non dovrà mostrare tracce di impasto; oppure, ancora meglio, usare un termometro a stilo col quale si dovranno misurare 94° al cuore.

Togliere dal forno, trafiggere da parte a parte la base del panettone con due spiedi metallici paralleli ed appena distanziati e mettere a raffreddare capovolto (io ho appoggiato le estremità degli spiedi sulle spalliere di due sedie) per 12 ore almeno.

Trascorso il tempo mettere in un sacchetto e lasciare a "maturare" il sapore per una settimana circa prima di assaggiare, se si è lavorato bene il panettone si manterrà morbido.

La caratteristica particolare del panettone col lievito madre è che la pasta anziché sbriciolare "fila", cioè si strappa a strisce come fa il lievito madre quando è rinforzato e pronto per l'impasto...













10:33 Passeggiando in frigorifero
Come prima operazione dopo aver verificato il lievito madre,
pesare il quantitativo necessario al rinfresco, spezzettarlo, aggiungere l'acqua riscaldata a 26° e la farina, impastare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo.
Piegare più volte la pasta per chiuderla a palla sotto, fare due tagli a croce sulla sommità e mettere in un contenitore ben pulito ed asciutto coprendo con un torcione, pulito anch'esso.
Mettere a 28° per 3 ore, dopodiché riportare a temperatura ambiente per l'ora rimanente.



Secondo giorno h 15 - Rinfresco del LM
Farina forte 150 gr
Lievito madre (dal precedente rinfresco) 150 gr
Acqua (26°) 67 gr


Scartare la crosta superficiale secca e pesare la parte di lievito madre necessaria, spezzettarlo, aggiungere l'acqua riscaldata a 26° e la farina, impastare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo.
Piegare più volte la pasta per chiuderla a palla sotto, fare due tagli a croce sulla sommità e mettere in un contenitore ben pulito ed asciutto coprendo con un torcione, pulito anch'esso.
Mettere a 28° per 3 ore, dopodiché riportare a temperatura ambiente per l'ora rimanente.

A questo punto il lievito dovrebbe essere pronto e sufficientemente forte da far lievitare un impasto carico come quello del panettone, tagliandolo a metà l'interno sarà soffice un po'acido e con alveoli fitti, allungati e con qualche irregolarità.


Prima di procedere con l'impasto vero e proprio conviene pesare e preparare gli ingredienti necessari, per quanto riguarda i tuorli ad esempio conviene prepararne direttamente i 90 gr (più o meno 5 tuorli) necessari per la ricetta intera, metterne la metà nel primo impasto e conservare la seconda metà in frigo per il secondo impasto al giorno successivo che richiede appunto tuorli freddi di frigo. 

Conviene inoltre preparare anche la "massa aromatica" citata nel secondo impasto tritando gli ingredienti assieme in un cutter fino ad ottenere una pasta da conservare al fresco in una tazzina coperta con pellicola fino al giorno successivo. 

Farina forte 200 gr
Lievito madre (dal precedente rinfresco) 100 gr
Acqua (28°) 90 gr
Zucchero 55 gr
Tuorli (temperatura ambiente) 45 gr
Burro (a pomata) 55 gr

Scartare la crosta superficiale secca e pesare la parte di lievito madre necessaria, spezzettarlo ed aggiungere la farina, lo zucchero ed i tuorli, avviare immediatamente la macchina ed impastare per 10' ribaltando un paio di volte fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo senza provocare eccessivamente il glutine.
A questo punto incorporare un terzo alla volta il burro portato a consistenza pomatosa, sempre ribaltando l'impasto per avere un risultato omogeneo.

Una volta pronto, formare a palla chiusa sotto e porre in una ciotola imburrata lasciando riposare a 28° per 2-3 ore coperto .


 Mettere poi a temperatura ambiente fino a che sono trascose in totale 12 ore.

Al termine l'impasto non dovrà essere troppo cresciuto ma al massimo raddoppiato e "tondeggiante"


Terzo giorno h 7,00 - 2° impasto
Primo impasto maturato (545 gr circa)
Farina forte 100 gr
Zucchero 60 gr
Tuorli (freddi di frigo) 45 gr
Malto 3 gr
Sale 3 gr
Massa aromatica* (40 gr circa)
Acqua (15°) 45 gr
Burro (a pomata) 55 gr
Uvetta 125 gr 

Arancio candito a cubetti 45 gr
Cedro candito a cubetti 45 gr

*Massa aromatica:
Arancio candito 15 gr
Cedro candito 5 gr
Scorza grattugiata di limone 5gr
Miele 5 gr
Sciroppo di zucchero 10 gr

Sgonfiare il primo impasto e metterlo nella ciotola della planetaria con la farina, i tuorli (freddi), lo zucchero, il malto ed il sale.

Avviare immediatamente impastando per 7' circa dopodiché incorporare la massa aromatica impastando ancora per 12'.

Da questo punto aggiungere spruzzandola metà dell'acqua, ribaltando di tanto in tanto ed aumentando un po' la velocità per formare la maglia glutinica, l'impasto dovrà quindi cominciare a legarsi, staccarsi anche se ancora non perfettamente dalle pareti della ciotola e diventare lucido.

Aggiungere l'altra metà dell'acqua sempre spruzzando ed alternando con aggiunte di burro morbido.

Al termine incordare bene ribaltando più volte, l'impasto dovrà presentarsi lucido ben legato

misurare una temperatura all'incirca di 27

Aggiungere uvetta e canditi impastando giusto il tempo necessario a distribuirli uniformemente

pirlarlo ovvero arrotondarlo, mettere a riposare a 28° per 30', poi riprendere l'impasto, arrotondare di nuovo e lasciar riposare ancora 25'.

Arrotondare per l'ultima volta, mettere nel pirottino di carta (poggiato su una teglia per poterlo poi movimentare agevolmente)

porre a lievitare a 28°, possibilmente con umidità, finché l'impasto raggiunge quasi il bordo.

Sono necessarie almeno 6 ore e anche di più, nel mio caso ce l'ho tenuto 12 ed il punto di arrivo prima della cottura era questo.

Togliere dall'ambiente caldo e prima di cuocere mantenere per un'ora a temperatura ambiente.

Appena il forno è pronto con una lametta tagliare superficialmente a croce la sommità del panettone, metterci qualche pezzetto di burro e poi infornare.

Cuocere a 170°, per il panettone da chilo è necessaria un'ora intera, dopo una ventina di minuti ho coperto sopra con alluminio per schermare.

Al termine verificare la cottura con uno spiedino che non dovrà mostrare tracce di impasto; oppure, ancora meglio, usare un termometro a stilo col quale si dovranno misurare 94° al cuore.

Togliere dal forno, trafiggere da parte a parte la base del panettone con due spiedi metallici paralleli ed appena distanziati e mettere a raffreddare capovolto (io ho appoggiato le estremità degli spiedi sulle spalliere di due sedie) per 12 ore almeno.

Trascorso il tempo mettere in un sacchetto e lasciare a "maturare" il sapore per una settimana circa prima di assaggiare, se si è lavorato bene il panettone si manterrà morbido.

La caratteristica particolare del panettone col lievito madre è che la pasta anziché sbriciolare "fila", cioè si strappa a strisce come fa il lievito madre quando è rinforzato e pronto per l'impasto...













domenica 14 dicembre 2014


 

Un modo dolce ed elegante per deliziare i vostri ospiti a fine cena che non potrà fare a meno di stupirli! Ideale come fine pasto per le prossime feste Natalizie. Vi chiederanno tutti dove li avete comprati, e non crederanno mai che in poco tempo e con qualche piccolo accorgimento sono una vostra creazione!
PETIT FOUR DI MARZAPANE

INGREDIENTI
100 gr mandorle pelate, 100 gr zucchero semolato, 3/4 albume d’uovo, 1 cucchiaio acqua fiori di arancio, 2 gocce colorante alimentare rosso, 150 gr noci sgusciate intere, 8/10 prugne secche denocciolate o 8/10 datteri, 50 gr zucchero semolato
PROCEDIMENTO
Tritare le mandorle con lo zucchero fino a ridurle in polvere, aggiungere acqua fiori di arancio e bianco d’uovo poco alla volta. L’impasto deve risultare abbastanza compatto e non troppo bagnato (tenere delle mandorle di riserva se risultasse troppo duro o asciutto). Togliere dall’impasto 1/3 ed aggiungervi il colorante alimentare. Impastare fino a quando non assumerà un colore uniforme. Formare una palla di impasto bianco ed una di impasto colorato e lasciarle risposare in frigo per 20 minuti prima di lavorarle. Per comporre i dolcetti fare dei cilindretti di impasto di pasta di mandorle per le prugne secche e/o i datteri (precedentemente denocciolati e tagliati a metà per il senso della lunghezza) mettendo poi l’impasto al posto del nocciolo.


Passare in un piatto con dello zucchero semolato per finire la decorazione. Per comporre i dolcetti alle noci fare una pallina e schiacciarla in mezzo a due gherigli a modi “sandwich”, rifinire per la decorazione passandola in un piatto con lo zucchero semolato. Infine per creare le palline rosa formare semplicemente delle palline e passare anche queste nello zucchero semolato. Per una diversa presentazione potete disporre ogni dolcetto in un pirottino colorato.


12:22 Passeggiando in frigorifero


 

Un modo dolce ed elegante per deliziare i vostri ospiti a fine cena che non potrà fare a meno di stupirli! Ideale come fine pasto per le prossime feste Natalizie. Vi chiederanno tutti dove li avete comprati, e non crederanno mai che in poco tempo e con qualche piccolo accorgimento sono una vostra creazione!
PETIT FOUR DI MARZAPANE

INGREDIENTI
100 gr mandorle pelate, 100 gr zucchero semolato, 3/4 albume d’uovo, 1 cucchiaio acqua fiori di arancio, 2 gocce colorante alimentare rosso, 150 gr noci sgusciate intere, 8/10 prugne secche denocciolate o 8/10 datteri, 50 gr zucchero semolato
PROCEDIMENTO
Tritare le mandorle con lo zucchero fino a ridurle in polvere, aggiungere acqua fiori di arancio e bianco d’uovo poco alla volta. L’impasto deve risultare abbastanza compatto e non troppo bagnato (tenere delle mandorle di riserva se risultasse troppo duro o asciutto). Togliere dall’impasto 1/3 ed aggiungervi il colorante alimentare. Impastare fino a quando non assumerà un colore uniforme. Formare una palla di impasto bianco ed una di impasto colorato e lasciarle risposare in frigo per 20 minuti prima di lavorarle. Per comporre i dolcetti fare dei cilindretti di impasto di pasta di mandorle per le prugne secche e/o i datteri (precedentemente denocciolati e tagliati a metà per il senso della lunghezza) mettendo poi l’impasto al posto del nocciolo.


Passare in un piatto con dello zucchero semolato per finire la decorazione. Per comporre i dolcetti alle noci fare una pallina e schiacciarla in mezzo a due gherigli a modi “sandwich”, rifinire per la decorazione passandola in un piatto con lo zucchero semolato. Infine per creare le palline rosa formare semplicemente delle palline e passare anche queste nello zucchero semolato. Per una diversa presentazione potete disporre ogni dolcetto in un pirottino colorato.


sabato 13 dicembre 2014

Ebbene sì, ho ricominciato a trastullarmi col Lievito Madre... ciò significa che ancora una volta ho deciso di rimettermi in casa ed alimentare quella variegata tribù di organismi che necessita cure ed attenzioni costanti, ma che in cambio regala sensazioni e soddisfazioni fuori dal comune!

Non sto quì ad indicarvi come si ottiene e si mantiene il lievito madre, do per scontato che se uno decide di cimentarsi in una ricetta di questa complessità un po' di esperienza col lievito (madre e non) ce l'abbia già.

La ricetta che ho seguito proviene da un vecchio manuale di pasticceria e credo nonostante qualche mio piccolo adattamento ,  gli errori  le indecisioni e i dubbi  qualcosa di buono è venuto fuori lo stesso.


La preparazione passa per alcune tappe ben definite ben diluite nell'arco di 2-3 giornate, anche se per una buona riuscita del procedimento è opportuno provvedere alle manovre corrette nei tempi previsti e sorvegliando i relativi sviluppi; è consigliabile perciò farlo quando si ha molto tempo (e forno) libero.

Data la complessità del procedimento la ricetta è la tabella di marcia che ho seguito, ovviamente se si deve adattarlo alle proprie esigenze cercare sempre di rispettare il più possibile gli intervalli di tempo tra una fase e l'altra.


Intanto qualche premessa:
- è sottinteso che sia per i rinfreschi che per gli impasti è conveniente se non addirittura necessario usare la planetaria col gancio.

- per le lievitazioni è altresì importante creare sempre le giuste condizioni di temperatura, io molto empiricamente uso il forno come camera di lievitazione accendendolo per 20" poi lo spengo e dopo poco la temperatura arriva grossomodo a 28°, mantengo la luce accesa e di ora in ora verifico col termometro dentro (a sportello chiuso), riaccendendo ancora una decina di secondi o più quando si riabbassa.

- ove non indicato diversamente la temperatura dell'ingrediente è da ritenersi la temperatura ambiente attuale, ovvero più o meno intorno ai 18-20°.

- Le dosi sono per ottenere un unico panettone da un chilo, anche perché il mio forno non è attrezzato per "parti gemellari"... ;-) 

- Conviene partire da un lievito madre normalmente sano e collaudato evitando di correggerne eventuali problemi di debolezza o acidità eccessive durante i rinfreschi di rinforzo, se si hanno dubbi meglio prima correggere il problema e rimandare di qualche giorno

23:49 Passeggiando in frigorifero
Ebbene sì, ho ricominciato a trastullarmi col Lievito Madre... ciò significa che ancora una volta ho deciso di rimettermi in casa ed alimentare quella variegata tribù di organismi che necessita cure ed attenzioni costanti, ma che in cambio regala sensazioni e soddisfazioni fuori dal comune!

Non sto quì ad indicarvi come si ottiene e si mantiene il lievito madre, do per scontato che se uno decide di cimentarsi in una ricetta di questa complessità un po' di esperienza col lievito (madre e non) ce l'abbia già.

La ricetta che ho seguito proviene da un vecchio manuale di pasticceria e credo nonostante qualche mio piccolo adattamento ,  gli errori  le indecisioni e i dubbi  qualcosa di buono è venuto fuori lo stesso.


La preparazione passa per alcune tappe ben definite ben diluite nell'arco di 2-3 giornate, anche se per una buona riuscita del procedimento è opportuno provvedere alle manovre corrette nei tempi previsti e sorvegliando i relativi sviluppi; è consigliabile perciò farlo quando si ha molto tempo (e forno) libero.

Data la complessità del procedimento la ricetta è la tabella di marcia che ho seguito, ovviamente se si deve adattarlo alle proprie esigenze cercare sempre di rispettare il più possibile gli intervalli di tempo tra una fase e l'altra.


Intanto qualche premessa:
- è sottinteso che sia per i rinfreschi che per gli impasti è conveniente se non addirittura necessario usare la planetaria col gancio.

- per le lievitazioni è altresì importante creare sempre le giuste condizioni di temperatura, io molto empiricamente uso il forno come camera di lievitazione accendendolo per 20" poi lo spengo e dopo poco la temperatura arriva grossomodo a 28°, mantengo la luce accesa e di ora in ora verifico col termometro dentro (a sportello chiuso), riaccendendo ancora una decina di secondi o più quando si riabbassa.

- ove non indicato diversamente la temperatura dell'ingrediente è da ritenersi la temperatura ambiente attuale, ovvero più o meno intorno ai 18-20°.

- Le dosi sono per ottenere un unico panettone da un chilo, anche perché il mio forno non è attrezzato per "parti gemellari"... ;-) 

- Conviene partire da un lievito madre normalmente sano e collaudato evitando di correggerne eventuali problemi di debolezza o acidità eccessive durante i rinfreschi di rinforzo, se si hanno dubbi meglio prima correggere il problema e rimandare di qualche giorno

mercoledì 3 dicembre 2014

Quando arrivano le festività natalizie, in ogni casa in Puglia si fa la grande corsa per trovare qualche bottiglia di Cotto di fichi, uno sciroppo con cui condire le famose e tipiche cartellate, ma anche tante altre prelibatezze (dolci e non) del periodo. Ma in cosa consiste?

Il Cotto di Fichi è una preparazione tradizionale, che in quanto tale deve essere prodotta esclusivamente in maniera artigianale per essere messa in vendita con questo nome. Si tratta, semplicemente, di una riduzione fatta con acqua e i fichi (quelli neri) locali, che vengono raccolti a fine settembre e fatti seccare per un po’. Il periodo di produzione del cotto è solitamente metà ottobre, che slitta a fine ottobre in caso di gran caldo come quello vissuto nel 2012. Da non confondere con il “vincotto” o “vincotto di fichi”, il primo prevede la riduzione di mosto cotto, il secondo la riduzione di mosto e fichi.

Nel cotto di fichi, i fichi esiccati vengono reidratati con l’acqua, e poi cotti e ridotti per ore, fino all’evaporazione completa dell’acqua ed alla conseguente concentrazione degli zuccheri naturali del frutto. Quando è pronto, bello filamentoso, viene leggermente filtrato e messo in bottiglie scure. Grazie alla cottura ad alta temperatura, il cotto è un prodotto igienicamente sicuro e con una vita di almeno 2/3 anni. Organoletticamente è caratteristico, oltre ai naturali sentori di fichi, emana anche sentori intensi di frutta secca, spezie, un ricordo di cacao amaro, grazie soprattutto agli zuccheri concentrati. In bocca è un’esplosione di sapori, dove la dolcezza, a differenza di quanto si possa pensare dal procedimento, non è eccessiva, anzi risulta ben bilanciata con una sensazione amarognola tipica del fico pugliese.

Lo si può usare per condire, come detto, le tipiche cartellate pugliesi ma anche in sostituzione di altre glasse industriali, come condimento di insalate, farcitura di carni, formaggi e panettoni! Vi consiglio di provarlo, vi sorprenderà.



21:34 Passeggiando in frigorifero

Quando arrivano le festività natalizie, in ogni casa in Puglia si fa la grande corsa per trovare qualche bottiglia di Cotto di fichi, uno sciroppo con cui condire le famose e tipiche cartellate, ma anche tante altre prelibatezze (dolci e non) del periodo. Ma in cosa consiste?

Il Cotto di Fichi è una preparazione tradizionale, che in quanto tale deve essere prodotta esclusivamente in maniera artigianale per essere messa in vendita con questo nome. Si tratta, semplicemente, di una riduzione fatta con acqua e i fichi (quelli neri) locali, che vengono raccolti a fine settembre e fatti seccare per un po’. Il periodo di produzione del cotto è solitamente metà ottobre, che slitta a fine ottobre in caso di gran caldo come quello vissuto nel 2012. Da non confondere con il “vincotto” o “vincotto di fichi”, il primo prevede la riduzione di mosto cotto, il secondo la riduzione di mosto e fichi.

Nel cotto di fichi, i fichi esiccati vengono reidratati con l’acqua, e poi cotti e ridotti per ore, fino all’evaporazione completa dell’acqua ed alla conseguente concentrazione degli zuccheri naturali del frutto. Quando è pronto, bello filamentoso, viene leggermente filtrato e messo in bottiglie scure. Grazie alla cottura ad alta temperatura, il cotto è un prodotto igienicamente sicuro e con una vita di almeno 2/3 anni. Organoletticamente è caratteristico, oltre ai naturali sentori di fichi, emana anche sentori intensi di frutta secca, spezie, un ricordo di cacao amaro, grazie soprattutto agli zuccheri concentrati. In bocca è un’esplosione di sapori, dove la dolcezza, a differenza di quanto si possa pensare dal procedimento, non è eccessiva, anzi risulta ben bilanciata con una sensazione amarognola tipica del fico pugliese.

Lo si può usare per condire, come detto, le tipiche cartellate pugliesi ma anche in sostituzione di altre glasse industriali, come condimento di insalate, farcitura di carni, formaggi e panettoni! Vi consiglio di provarlo, vi sorprenderà.



martedì 2 dicembre 2014

I Anche quest'anno, come ormai da sempre, in questo periodo sono di rigore le cartellate.
Sono di origine pugliese, e questo e 'uno dei tanti dolci del nostro "tacco"' che ha radici antichissime, addirittura  medioevali, ed è quindi bello perpetrare nel tempo questa tradizione.

Come faccio:

Su di un tagliere di legno per stendere la pasta, metto a fontana 300 grammi di farina, con un cucchiaino di zucchero ed un pizzico di sale. 
Al centro faccio un buco nel quale rompo un'uovo, lo scompongo con una forchetta e sbattendolo leggermente comincio a raccogliere un po' di farina circostante.
Quindi aggiungo pian pianino 50 gr. di olio di oliva ,naturalmente pugliese, sbattendo sempre leggermente con la forchetta per amalgamare un po' .
Ora passo a ciò che preferisco...affondare le mani nella pasta, roteare, stendere, impastare, quell'intruglio di farina  e company che con l'aggiunta di vino bianco spumantoso, lavorerò fino ad ottenere una pasta liscia ed elastica.
Quindi faccio riposare dentro un tovagliolo per una mezz'oretta.
Nel frattempo, preparo la tira pasta "Imperia" divenuta mia per eredità , e mi accingo a fare quelle belle sfoglie che taglierò a strisce larghe 3 cm. lunghe circa 30 , e spesse 2mm. che pizzicherò ed arrotolerò facendole assumere la forma di una rosa.
Faccio scaldare a temperatura sostenuta l'olio, in questo caso io uso olio di arachide, perché la frittura risulta più leggera ed ha la caratteristica di raggiungere il livello"fumo" appena al di sotto dell'olio di oliva, ed adagio mano a mano le mie rose.
Completata la frittura, metto a scaldare in una larga padella di alluminio del "vincotto di fichi" ovviamente pugliese, e quando comincia  un leggero bollore immergo le cartellate fritte e faccio assumerò un bel colore "cioccolato". 
Adagio tutto in un recipiente, io utilizzo un vassoio foderato di carta di alluminio, copro sempre con carta di alluminio, e faccio riposare per una settimana , o a volte più, questo consente agli aromi di avvilupparsi ed uniformarsi, raggiungendo un gusto ed un aroma davvero da provare.....










10:32 Passeggiando in frigorifero
I Anche quest'anno, come ormai da sempre, in questo periodo sono di rigore le cartellate.
Sono di origine pugliese, e questo e 'uno dei tanti dolci del nostro "tacco"' che ha radici antichissime, addirittura  medioevali, ed è quindi bello perpetrare nel tempo questa tradizione.

Come faccio:

Su di un tagliere di legno per stendere la pasta, metto a fontana 300 grammi di farina, con un cucchiaino di zucchero ed un pizzico di sale. 
Al centro faccio un buco nel quale rompo un'uovo, lo scompongo con una forchetta e sbattendolo leggermente comincio a raccogliere un po' di farina circostante.
Quindi aggiungo pian pianino 50 gr. di olio di oliva ,naturalmente pugliese, sbattendo sempre leggermente con la forchetta per amalgamare un po' .
Ora passo a ciò che preferisco...affondare le mani nella pasta, roteare, stendere, impastare, quell'intruglio di farina  e company che con l'aggiunta di vino bianco spumantoso, lavorerò fino ad ottenere una pasta liscia ed elastica.
Quindi faccio riposare dentro un tovagliolo per una mezz'oretta.
Nel frattempo, preparo la tira pasta "Imperia" divenuta mia per eredità , e mi accingo a fare quelle belle sfoglie che taglierò a strisce larghe 3 cm. lunghe circa 30 , e spesse 2mm. che pizzicherò ed arrotolerò facendole assumere la forma di una rosa.
Faccio scaldare a temperatura sostenuta l'olio, in questo caso io uso olio di arachide, perché la frittura risulta più leggera ed ha la caratteristica di raggiungere il livello"fumo" appena al di sotto dell'olio di oliva, ed adagio mano a mano le mie rose.
Completata la frittura, metto a scaldare in una larga padella di alluminio del "vincotto di fichi" ovviamente pugliese, e quando comincia  un leggero bollore immergo le cartellate fritte e faccio assumerò un bel colore "cioccolato". 
Adagio tutto in un recipiente, io utilizzo un vassoio foderato di carta di alluminio, copro sempre con carta di alluminio, e faccio riposare per una settimana , o a volte più, questo consente agli aromi di avvilupparsi ed uniformarsi, raggiungendo un gusto ed un aroma davvero da provare.....










domenica 30 novembre 2014



Vsto il diffondersi in tutto il mondo del nuovo "progetto" made in Italy dell' apericena, l'Academia Barilla ne promuove l'eleganza e la qualità in un libro di ricette e consigli, "Enjoy Apericena", per ogni happy hour

«Apericena potrebbe essere una di quelle “parolibere” futuriste teorizzate da Filippo Tommaso Marinetti nel 1913. Un termine irruente, che restituisce le sensazioni visive, olfattive, uditive, gustative e tattili di un evento, incollando liricamente l’aperitivo con la cena», dice Gianluigi Zenti, direttore di Academia Barilla, parlando del particolare aperitivo del nuovo millennio.

Il concetto di apericena, così innovativo, ha le sue radici già nella Roma imperiale, dove il rito dell’aperitivo in senso lato – ossia più sul robusto che sul leggero – era immancabile. Era dato da una serie di preparazioni così creative, opulente e stuzzicanti (ne dà una bella descrizione Petronio nel “Satyricon”, quando narra la cena a casa di Trimalcione) da ricevere l’applauso di tutti i commensali. 

Nei secoli, l’usanza di aprire il pasto serale con cibi così sostanziosi da diventare la cena stessa si è diffusa in tutta Italia. Soprattutto in Piemonte. Anzitutto, perché qui è nato, nel 1786 a Torino, il vino cult di tanti aperitivi: il Vermut, creato dal distillatore Antonio Benedetto Carpano. Ma anche perché, in questa regione italiana, esiste da sempre la “merenda serale”, un rito tipicamente contadino, consumato tra il tardo pomeriggio e l’ora di cena, dopo il duro lavoro nei campi. Si svolgeva all’aria aperta, di solito nelle aie delle cascine, e consisteva in una serie di piatti freddi: acciughe al verde, tomini “elettrici”, trote in carpione, insaccati, insalate di ortaggi vari, sottoli e sottaceti. Il tutto innaffiato da buon vino rosso e fette di pane casereccio.

Ma il vero e proprio concetto, così come lo intendiamo oggi, di apericena è nato nella Milano degli anni Zero, come un frizzante escamotage per spostare l’appuntamento della cena verso la tentazione dell’aperitivo. E questa idea così funzionale e al tempo stesso originale si diffonde anche all’estero: l’apericena sta infatti iniziando a vivacizzare il tardo pomeriggio di molte metropoli straniere. Negli Stati Uniti sta diventando sempre più “cool” trovarsi per un aperitivo che poi si tramuta in cena. È questa insomma un’idea vincente, che si sta sviluppando anche fuori dal nostro Paese, a dimostrazione che l’Italia continua a essere un ispirato trend setter, non solo nel campo della moda e del design, ma anche e soprattutto in quello del food.

Cosa proporre durante un’apericena? Crostini, sfogliatine, tartine, pizzette, focaccine, crocchette, polpettine, frittatine, involtini, insalate di pasta, stuzzichini di verdure o formaggi, bocconcini di carne o pesce… Poiché gli invitati stanno quasi sempre in piedi per poter conversare e servirsi liberamente, le porzioni devono essere piccole – uno, due bocconi al massimo –, tali da poter essere prese con le mani o, comunque, gustate senza l’ausilio di un coltello, ma soltanto con forchettine, cucchiaini o stecchini.

Per la riuscita di questo “pre-serata”, la parola d’ordine dev’essere una: organizzazione. Ogni dettaglio, dalla disposizione del buffet alla presentazione dei cibi e delle bevande, va curato con largo anticipo e progettato accuratamente; il menu deve essere gustoso, ricco di proposte, piacevole nella forma e vario nella scelta di ingredienti e preparazioni, ogni ricetta va studiata molto bene, abbinandola correttamente alle altre.

Per questo motivo Academia Barilla, centro internazionale dedicato alla diffusione della cultura gastronomica italiana, ha pensato di selezionare cento ricette ideali per questo nuovo e frizzante modo di stare insieme con gli amici che è un’apericena, ed ecco così l'uscita di un testo di eccezionale utilità qual'è "Enjoy Apericena. 100 gustose ricette da abbinare ai tuoi cocktail preferiti".

Alcune appartengono alla tradizione del Bel Paese, come gli arancini di riso, le olive all’ascolana, la focaccia genovese o il carpaccio all’albese. Altre nascono dal felice incontro con i grandi prodotti tipici italiani: prosciutto crudo di Parma, speck, mortadella, mozzarella di bufala, fontina, Caciocavallo, pomodori, carciofi, cipolle di Tropea… Altre ancora, come i bocconcini di tacchino alle spezie con chutney di mango, nascono dall’ispirazione innescata dalla miglior cucina di altri Paesi.
Tutte prelibatezze in linea con lo spirito tricolore. Perché la cultura gastronomica italiana fa proprio perno sul piacere
della condivisione. E un’apericena, senza nulla togliere al gusto dei vari stuzzichini, deve molto a qualcosa che non si mangia: la convivialità.

Un volume, insomma, colmo di sfiziose ricette, consigli e suggerimenti, per stupire i vostri ospiti con un happy-hour all'ultima moda. Inoltre, non meno importante, un'appendice a cura del barman Gianfranco di Niso vi svelerà tutti i segreti per preparare 36 cocktail degni dei bar più trendy. Il tutto accompagnato da splendide immagini a colori. Il vostro apericena, con l'aiuto di questa pubblicazione, sarà impeccabile.

21:12 Passeggiando in frigorifero


Vsto il diffondersi in tutto il mondo del nuovo "progetto" made in Italy dell' apericena, l'Academia Barilla ne promuove l'eleganza e la qualità in un libro di ricette e consigli, "Enjoy Apericena", per ogni happy hour

«Apericena potrebbe essere una di quelle “parolibere” futuriste teorizzate da Filippo Tommaso Marinetti nel 1913. Un termine irruente, che restituisce le sensazioni visive, olfattive, uditive, gustative e tattili di un evento, incollando liricamente l’aperitivo con la cena», dice Gianluigi Zenti, direttore di Academia Barilla, parlando del particolare aperitivo del nuovo millennio.

Il concetto di apericena, così innovativo, ha le sue radici già nella Roma imperiale, dove il rito dell’aperitivo in senso lato – ossia più sul robusto che sul leggero – era immancabile. Era dato da una serie di preparazioni così creative, opulente e stuzzicanti (ne dà una bella descrizione Petronio nel “Satyricon”, quando narra la cena a casa di Trimalcione) da ricevere l’applauso di tutti i commensali. 

Nei secoli, l’usanza di aprire il pasto serale con cibi così sostanziosi da diventare la cena stessa si è diffusa in tutta Italia. Soprattutto in Piemonte. Anzitutto, perché qui è nato, nel 1786 a Torino, il vino cult di tanti aperitivi: il Vermut, creato dal distillatore Antonio Benedetto Carpano. Ma anche perché, in questa regione italiana, esiste da sempre la “merenda serale”, un rito tipicamente contadino, consumato tra il tardo pomeriggio e l’ora di cena, dopo il duro lavoro nei campi. Si svolgeva all’aria aperta, di solito nelle aie delle cascine, e consisteva in una serie di piatti freddi: acciughe al verde, tomini “elettrici”, trote in carpione, insaccati, insalate di ortaggi vari, sottoli e sottaceti. Il tutto innaffiato da buon vino rosso e fette di pane casereccio.

Ma il vero e proprio concetto, così come lo intendiamo oggi, di apericena è nato nella Milano degli anni Zero, come un frizzante escamotage per spostare l’appuntamento della cena verso la tentazione dell’aperitivo. E questa idea così funzionale e al tempo stesso originale si diffonde anche all’estero: l’apericena sta infatti iniziando a vivacizzare il tardo pomeriggio di molte metropoli straniere. Negli Stati Uniti sta diventando sempre più “cool” trovarsi per un aperitivo che poi si tramuta in cena. È questa insomma un’idea vincente, che si sta sviluppando anche fuori dal nostro Paese, a dimostrazione che l’Italia continua a essere un ispirato trend setter, non solo nel campo della moda e del design, ma anche e soprattutto in quello del food.

Cosa proporre durante un’apericena? Crostini, sfogliatine, tartine, pizzette, focaccine, crocchette, polpettine, frittatine, involtini, insalate di pasta, stuzzichini di verdure o formaggi, bocconcini di carne o pesce… Poiché gli invitati stanno quasi sempre in piedi per poter conversare e servirsi liberamente, le porzioni devono essere piccole – uno, due bocconi al massimo –, tali da poter essere prese con le mani o, comunque, gustate senza l’ausilio di un coltello, ma soltanto con forchettine, cucchiaini o stecchini.

Per la riuscita di questo “pre-serata”, la parola d’ordine dev’essere una: organizzazione. Ogni dettaglio, dalla disposizione del buffet alla presentazione dei cibi e delle bevande, va curato con largo anticipo e progettato accuratamente; il menu deve essere gustoso, ricco di proposte, piacevole nella forma e vario nella scelta di ingredienti e preparazioni, ogni ricetta va studiata molto bene, abbinandola correttamente alle altre.

Per questo motivo Academia Barilla, centro internazionale dedicato alla diffusione della cultura gastronomica italiana, ha pensato di selezionare cento ricette ideali per questo nuovo e frizzante modo di stare insieme con gli amici che è un’apericena, ed ecco così l'uscita di un testo di eccezionale utilità qual'è "Enjoy Apericena. 100 gustose ricette da abbinare ai tuoi cocktail preferiti".

Alcune appartengono alla tradizione del Bel Paese, come gli arancini di riso, le olive all’ascolana, la focaccia genovese o il carpaccio all’albese. Altre nascono dal felice incontro con i grandi prodotti tipici italiani: prosciutto crudo di Parma, speck, mortadella, mozzarella di bufala, fontina, Caciocavallo, pomodori, carciofi, cipolle di Tropea… Altre ancora, come i bocconcini di tacchino alle spezie con chutney di mango, nascono dall’ispirazione innescata dalla miglior cucina di altri Paesi.
Tutte prelibatezze in linea con lo spirito tricolore. Perché la cultura gastronomica italiana fa proprio perno sul piacere
della condivisione. E un’apericena, senza nulla togliere al gusto dei vari stuzzichini, deve molto a qualcosa che non si mangia: la convivialità.

Un volume, insomma, colmo di sfiziose ricette, consigli e suggerimenti, per stupire i vostri ospiti con un happy-hour all'ultima moda. Inoltre, non meno importante, un'appendice a cura del barman Gianfranco di Niso vi svelerà tutti i segreti per preparare 36 cocktail degni dei bar più trendy. Il tutto accompagnato da splendide immagini a colori. Il vostro apericena, con l'aiuto di questa pubblicazione, sarà impeccabile.

sabato 29 novembre 2014



Sono anni che mi chiedono questa ricetta, ed è arrivato il momenti della pubblicazione.
E' una ricetta nata dal ricordo del profumo di quando li faceva mia nonna.
La nonna purtroppo non c'è più , e la ricetta non me l'ha lasciata, ma io testona, ho cercato di mettere insieme i miei ricordi e sono riuscita , manca ancora qualcosa, ma prima o poi sarà perfetta.
In ogni caso questi biscotti , fatti unicamente per Natale, sono un tripudio di sapori, di aromi e un gusto  indescrivibile.
Qualche tempo fa ne ho regalato un vassoietto li hanno assaggiati, mi hanno guardato ed esclamato
"Creano dipendenza ....uno non ti basta"
....bella soddisfazione!!!!...


Ingredienti

500 grammi di mandorle, io uso quelle pugliesi
2 uova
350 grammi di zucchero semolato
200 grammi di farina
1 bicchiere da vino di olio evo
cannella
 chiodi di garofano in polvere 
250 grammi di cioccolato fondente 
2 cucchiaini di cacao amaro
4 tazzine di caffè non zuccherate
1 albume
30 grammi di zucchero finissimo


Fate tostare le mandorle con la buccia e poi tritatele grossolanamente, in una capiente ciotola, versate tutti gli ingredienti, senza una precisa sequenza, impastate tutto aiutandovi con le tazzine da caffè . Una raccomandazione, il caffè aggiungetelo mano a mano che serve, l'impasto deve risultare consistenze , e questo dipende dalla farina che si utilizza.
Foderate la leccarda con della carta forno , versate l'impasto e livellatelo bene, quindi infornate a 170 gradi a forno statico per 15 minuti
Quando è ancora caldo, tagliatelo , io uso una rotella tagliapizza, e stendete con un pennello una glassa che avete in precedenza preparato con un albume e 30 grammi di zucchero finissimo
Rimettetelo nel forno ancora caldo, fino a quando non si sarà asciugato.
Una volta freddi, staccateli l'un l'altro, e conservateli in una scatola di latta.
...vedrete che successo....





23:14 Passeggiando in frigorifero


Sono anni che mi chiedono questa ricetta, ed è arrivato il momenti della pubblicazione.
E' una ricetta nata dal ricordo del profumo di quando li faceva mia nonna.
La nonna purtroppo non c'è più , e la ricetta non me l'ha lasciata, ma io testona, ho cercato di mettere insieme i miei ricordi e sono riuscita , manca ancora qualcosa, ma prima o poi sarà perfetta.
In ogni caso questi biscotti , fatti unicamente per Natale, sono un tripudio di sapori, di aromi e un gusto  indescrivibile.
Qualche tempo fa ne ho regalato un vassoietto li hanno assaggiati, mi hanno guardato ed esclamato
"Creano dipendenza ....uno non ti basta"
....bella soddisfazione!!!!...


Ingredienti

500 grammi di mandorle, io uso quelle pugliesi
2 uova
350 grammi di zucchero semolato
200 grammi di farina
1 bicchiere da vino di olio evo
cannella
 chiodi di garofano in polvere 
250 grammi di cioccolato fondente 
2 cucchiaini di cacao amaro
4 tazzine di caffè non zuccherate
1 albume
30 grammi di zucchero finissimo


Fate tostare le mandorle con la buccia e poi tritatele grossolanamente, in una capiente ciotola, versate tutti gli ingredienti, senza una precisa sequenza, impastate tutto aiutandovi con le tazzine da caffè . Una raccomandazione, il caffè aggiungetelo mano a mano che serve, l'impasto deve risultare consistenze , e questo dipende dalla farina che si utilizza.
Foderate la leccarda con della carta forno , versate l'impasto e livellatelo bene, quindi infornate a 170 gradi a forno statico per 15 minuti
Quando è ancora caldo, tagliatelo , io uso una rotella tagliapizza, e stendete con un pennello una glassa che avete in precedenza preparato con un albume e 30 grammi di zucchero finissimo
Rimettetelo nel forno ancora caldo, fino a quando non si sarà asciugato.
Una volta freddi, staccateli l'un l'altro, e conservateli in una scatola di latta.
...vedrete che successo....





martedì 25 novembre 2014



Il periodo più festoso dell'anno si avvicina, io l'ultimo week end di novembre "aprirò la mia pasticceria pasticciona casalinga".....e comincerò da questi..... 


Preparazione dei biscotti di Natale

1) Frulla nel mixer 200 g di farina con 40 g di zucchero a velo, un cucchiaino di spezie miste (cannella, noce moscata, chiodi di garofano) e 100 g di burro fino a ottenere un composto a briciole. Aggiungi un uovo, aziona ancora fino a ottenere una palla di pasta compatta e fatela riposare per 30 minuti nella pellicola per alimenti. 

2) Stendila in una sfoglia dello spessore di 4-5 mm, poi incidi tanti biscotti a forma di stella e di fiocco di neve e infornali per 15-20 minuti.

3) Intanto lavora con un cucchiaio di legno per 5 minuti 250 g di zucchero a velo con un albume, unite un cucchiaino di succo di limone e mescolate finché aderisce al cucchiaio. Spennella i biscotti freddi con la glassa preparata e fai asciugare. Spolverizza i biscotti con dello zucchero a velo.

20:31 Passeggiando in frigorifero



Il periodo più festoso dell'anno si avvicina, io l'ultimo week end di novembre "aprirò la mia pasticceria pasticciona casalinga".....e comincerò da questi..... 


Preparazione dei biscotti di Natale

1) Frulla nel mixer 200 g di farina con 40 g di zucchero a velo, un cucchiaino di spezie miste (cannella, noce moscata, chiodi di garofano) e 100 g di burro fino a ottenere un composto a briciole. Aggiungi un uovo, aziona ancora fino a ottenere una palla di pasta compatta e fatela riposare per 30 minuti nella pellicola per alimenti. 

2) Stendila in una sfoglia dello spessore di 4-5 mm, poi incidi tanti biscotti a forma di stella e di fiocco di neve e infornali per 15-20 minuti.

3) Intanto lavora con un cucchiaio di legno per 5 minuti 250 g di zucchero a velo con un albume, unite un cucchiaino di succo di limone e mescolate finché aderisce al cucchiaio. Spennella i biscotti freddi con la glassa preparata e fai asciugare. Spolverizza i biscotti con dello zucchero a velo.

lunedì 24 novembre 2014



  • 500 g di mandorle dolci
  • 40 g di mandorle amare
  • 500 g di zucchero
  • La scorza di 1 limone
  • 5 bianchi d’uovo
  • zucchero per la copertura

PREPARAZIONE
Portate l’acqua ad ebollizione e immergete le mandorle amare e dolci, scolatele e spellatele. Sistematele su una placca da forno per farle asciugare a 150°. Le mandorle devono asciugarsi senza prendere colore. Quando sono fredde tritatele (pestandole su un mortaio o passandole nel mixer). Una volta tritate aggiungetele allo zucchero e alla scorza del limone grattugiata. Amalgamate bene e fate riposare il composto. Incorporate ora gli albumi lavorati a neve fino ad ottenere un impasto morbido e compatto. Preparate ora le palline inumidendo le mani in una ciotola d’acqua, appoggiatele su un verso sullo zucchero, sistematele in una teglia coperta con carta da forno con in verso non zuccerato in basso e schiacciatele leggermente per ottenere la caratteristica forma. Ricordate di distanziarle in maniera adeguata perchè durante la cottura l’impasto tende a prendere volume. Lasciate riposare circa 20 minuti ( nel frattempo accendete il forno a 180°) e poi iniziate ad infornare abbassando la temperatura del forno a 160° per circa 15-20 minuti. Controllate i vostri amaretti e ricordate che non devono diventare più scuri di un caldo color miele-dorato.

09:48 Passeggiando in frigorifero


  • 500 g di mandorle dolci
  • 40 g di mandorle amare
  • 500 g di zucchero
  • La scorza di 1 limone
  • 5 bianchi d’uovo
  • zucchero per la copertura

PREPARAZIONE
Portate l’acqua ad ebollizione e immergete le mandorle amare e dolci, scolatele e spellatele. Sistematele su una placca da forno per farle asciugare a 150°. Le mandorle devono asciugarsi senza prendere colore. Quando sono fredde tritatele (pestandole su un mortaio o passandole nel mixer). Una volta tritate aggiungetele allo zucchero e alla scorza del limone grattugiata. Amalgamate bene e fate riposare il composto. Incorporate ora gli albumi lavorati a neve fino ad ottenere un impasto morbido e compatto. Preparate ora le palline inumidendo le mani in una ciotola d’acqua, appoggiatele su un verso sullo zucchero, sistematele in una teglia coperta con carta da forno con in verso non zuccerato in basso e schiacciatele leggermente per ottenere la caratteristica forma. Ricordate di distanziarle in maniera adeguata perchè durante la cottura l’impasto tende a prendere volume. Lasciate riposare circa 20 minuti ( nel frattempo accendete il forno a 180°) e poi iniziate ad infornare abbassando la temperatura del forno a 160° per circa 15-20 minuti. Controllate i vostri amaretti e ricordate che non devono diventare più scuri di un caldo color miele-dorato.

sabato 22 novembre 2014

Il periodo Natalizio, da sempre,è quello che preferisco,  è creativo ...per gli addobbi ...per la cucina....e perché è una delle poche ricorrenze che vede la famiglia intorno ad un tavolo, insomma è la festa più bella dell'anno.

Passeggiando su e giù per il web alla ricerca di idee da rielaborare, suggerimenti per ricette nuove, barbatrucchi,....mi sono imbattuta nelle "casette di pan di zenzero", ma come...mi domando...sono ancora di moda?....ricordo di averne fatte tanti anni fa,quando internet non era alla portata di tutti, e spopolava la carta stampata..... e garantisco che mia figlia ancora le ricorda.

Quindi ho riaperto l'enciclopedia della cucina ed rispolverato quella ricetta.



400 gr. di farina
4 cucchiaini abbondanti di spezie miste in polvere (zenzero, cannella, chiodo di garofano, noce moscata, pepe) 
1 cucchiano raso di bicarbonato
un pizzico di sale
100 gr. di zucchero di canna
120 gr. di burro
160 gr. di miele
1 uovo intero

Sciogliere a fuoco basso, il miele, il burro e lo zucchero e Lasciar raffreddare. 
Intanto mescolare tutti gli ingredienti in polvere: la farina, il sale, il bicarbonato e le spezie.

Fare una fontana e versarvi la miscela di miele e l'uovo.
Impastare bene finché è elastico e uniforme.

Aggiungo che per avere un ottimo risultato se avete un'impastatrice a gancio potete benissimo usarla, a velocità ridotta. L'impasto deve avere una consistenza tale da poter tagliare i biscotti con le formine.

L'ideale sarebbe lasciar riposare questa pasta per almeno un'oretta.

I biscotti ritagliati si cuociono su una placca da forno leggermente imburrata, a 180° (benissimo il forno ventilato), per circa 10 minuti.



Barbatrucchi
[imparate dai nosti errori]

Il biscotto è ancora morbido appena uscito dal forno, si indurisce raffreddandosi. Se volete fare una casetta avrete bisogno di pezzi molto regolari, è una buona idea rifilarli con il coltello mentre sono caldi, per eliminare le deformazioni che possono avvenire durante la cottura. I biscotti si deformano meno se avete lasciato riposare la pasta prima di prepararli..

I biscotti di zenzero si decorano benissimo con la ghiaccia utilizzando questi ingredienti:

1albume  350 gr. di zucchero a velo e un cucchiaio di succo di limone

Per fare la casetta di zenzero dovete cuocere due pezzi di ciascuna delle forme seguenti, ho trovato questo schema , e mi sembra molto dettagliato

Per montare la casetta di zenzero è meglio lavorare per gradi. Prima incollate le quattro pareti laterali alla base (va bene un pezzo di cartone o un disco per torta) e tra loro con la ghiaccia. Lasciate asciugare bene prima di montare il tetto. Due tazzine da caffè rovesciate vi possono aiutare a reggere il tetto mentre lo incollate, altrimenti il peso rischia di farlo scivolare giù. Una volta che la ghiaccia si è asciugata del tutto togliete le tazzine e vedrete che reggerà benissimo. A questo punto potete cominciare con la decorazione vera e propria.





21:42 Passeggiando in frigorifero

Il periodo Natalizio, da sempre,è quello che preferisco,  è creativo ...per gli addobbi ...per la cucina....e perché è una delle poche ricorrenze che vede la famiglia intorno ad un tavolo, insomma è la festa più bella dell'anno.

Passeggiando su e giù per il web alla ricerca di idee da rielaborare, suggerimenti per ricette nuove, barbatrucchi,....mi sono imbattuta nelle "casette di pan di zenzero", ma come...mi domando...sono ancora di moda?....ricordo di averne fatte tanti anni fa,quando internet non era alla portata di tutti, e spopolava la carta stampata..... e garantisco che mia figlia ancora le ricorda.

Quindi ho riaperto l'enciclopedia della cucina ed rispolverato quella ricetta.



400 gr. di farina
4 cucchiaini abbondanti di spezie miste in polvere (zenzero, cannella, chiodo di garofano, noce moscata, pepe) 
1 cucchiano raso di bicarbonato
un pizzico di sale
100 gr. di zucchero di canna
120 gr. di burro
160 gr. di miele
1 uovo intero

Sciogliere a fuoco basso, il miele, il burro e lo zucchero e Lasciar raffreddare. 
Intanto mescolare tutti gli ingredienti in polvere: la farina, il sale, il bicarbonato e le spezie.

Fare una fontana e versarvi la miscela di miele e l'uovo.
Impastare bene finché è elastico e uniforme.

Aggiungo che per avere un ottimo risultato se avete un'impastatrice a gancio potete benissimo usarla, a velocità ridotta. L'impasto deve avere una consistenza tale da poter tagliare i biscotti con le formine.

L'ideale sarebbe lasciar riposare questa pasta per almeno un'oretta.

I biscotti ritagliati si cuociono su una placca da forno leggermente imburrata, a 180° (benissimo il forno ventilato), per circa 10 minuti.



Barbatrucchi
[imparate dai nosti errori]

Il biscotto è ancora morbido appena uscito dal forno, si indurisce raffreddandosi. Se volete fare una casetta avrete bisogno di pezzi molto regolari, è una buona idea rifilarli con il coltello mentre sono caldi, per eliminare le deformazioni che possono avvenire durante la cottura. I biscotti si deformano meno se avete lasciato riposare la pasta prima di prepararli..

I biscotti di zenzero si decorano benissimo con la ghiaccia utilizzando questi ingredienti:

1albume  350 gr. di zucchero a velo e un cucchiaio di succo di limone

Per fare la casetta di zenzero dovete cuocere due pezzi di ciascuna delle forme seguenti, ho trovato questo schema , e mi sembra molto dettagliato

Per montare la casetta di zenzero è meglio lavorare per gradi. Prima incollate le quattro pareti laterali alla base (va bene un pezzo di cartone o un disco per torta) e tra loro con la ghiaccia. Lasciate asciugare bene prima di montare il tetto. Due tazzine da caffè rovesciate vi possono aiutare a reggere il tetto mentre lo incollate, altrimenti il peso rischia di farlo scivolare giù. Una volta che la ghiaccia si è asciugata del tutto togliete le tazzine e vedrete che reggerà benissimo. A questo punto potete cominciare con la decorazione vera e propria.